La Scala dei Turchi è privata, le carte parlano chiaro: cosa succede adesso

A un anno dall’apertura dell’inchiesta da parte della Procura di Agrigento che aveva posto sotto sequestro l’intera area della Scala dei Turchi, tutto sembra capovolto. All’epoca risultava indagato Ferdinando Sciabarrà, catastalmente proprietario di una grossa parte dell’area della Scala dei Turchi, il reato contestato dalla magistratura era di occupazione di demanio pubblico. 

“Noi riteniamo – aveva dichiarato il procuratore – che un bene che abbia questo valore storico, paesaggistico, geologico debba essere restituito alla mano pubblica. Abbiamo ipotizzato i reati di occupazione abusiva di demanio, ma anche altri reati perché il possessore di fatto non ha mai tutelato questo bene”.

Oggi invece la perizia collegiale eseguita, per conto del gip di Agrigento Luisa Turco, dall’ingegnere Gabriele Freni, docente dell’Università di Enna Kore e dal geologo Pasquale Massimiliano Mastrosimone, arriva alla conclusione che la Scala dei turchi, da anni contesa dal Comune di Realmonte e da un privato, non è di proprietà pubblica.

Conclusi i sopralluoghi e l’esame della documentazione, i periti hanno riferito in aula gli esiti della loro relazione, composta da 57 pagine, nel corso dell’incidente probatorio, rispondendo al gip, al pm Gloria Andreoli e agli avvocati Giuseppe Scozzari e Salvatore Palillo, difensori dell’unico indagato.

Gli accertamenti hanno fatto luce su tanti aspetti. Per quanto riguarda la proprietà, il ragionamento in sintesi è che, per una delle tre particelle, la riconducibilità a Sciabarrà sia provata da atti pubblici.

Su un altro fronte, i periti sono stati chiamati a fare luce sulle attuali condizioni della scogliera e del percorso di accesso anche alla luce del fatto che all’indagato si contesta di averne provocato il deterioramento.

Atti di vandalismo sulla scogliera

Al di la della vicenda sulla proprietà del bene naturalistico quello che preoccupa sono i numerosi e reiterati atti di vandalismo da parte dei visitatori che, spesso, hanno lasciato dei segni indelebili sulla porzione fruibile in periodi anteriori al sequestro.

La procura sottolinea la responsabilità sia del privato che del Comune di Realmonte dove insiste la scogliera. “Per molto tempo, sia il proprietario che il Comune non hanno messo in atto azioni significative volte alla tutela ed alla conservazione del bene naturalistico e paesaggistico che ha sicuramente ha il requisito oggettivo della rilevanza culturale, storica e identitaria di un territorio”.

Al termine di tutti gli atti formali si ipotizza a la possibilità di un accordo fra Comune, Regione e privato per la fruizione della scogliera.

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