Cricca al Comune di Palermo, chiesto il processo per 9 imputati

Dopo il blitz, scattato il primo marzo 2020, la procura chiede il processo per la “cricca” del Comune di Palermo.

La Procura di Palermo aveva chiuso a luglio l’inchiesta “Giano bifronte” sulla corruzione nel Comune capoluogo dell’Isola: mazzette e altre utilità scambiate tra politici, burocrati e costruttori in cambio del via libera alle speculazioni edilizie in tre aree industriali dismesse.

Le indagini hanno consentito di ipotizzare l’esistenza di un comitato d’affari composto da imprenditori e professionisti in grado di incidere sulle scelte gestionali di pubblici dirigenti e amministratori locali, i quali avrebbero asservito la pubblica funzione agli interessi privati, in modo da consentire di lucrare indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore dell’edilizia privata.

L’8 ottobre è fissata l’udienza preliminare, rischiano il giudizio Mario Li Castri, 54 anni, Fabio Seminerio, di 57, e Giuseppe Monteleone, di 58: tutti e tre, secondo il pentito di Belmonte Filippo Bisconti, anche lui architetto, che ha testimoniato nel corso dell’inchiesta condotta da Guardia di Finanza e Carabinieri, avrebbero fatto parte di una cricca che gestiva gli appalti e le speculazioni edilizie. Ci sono poi Giovanni Lo Cascio, ex capogruppo del Pd e presidente della commissione Urbanistica del Comune, e Sandro Terrani, all’epoca capogruppo di Italia viva, membro della commissione Bilancio.

La richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche i costruttori Giovanni Lupo e Francesco Lo Corte, della Biocasa srl; Agostino Minnuto, direttore dei lavori di un cantiere della Biocasa; e l’architetto Giovanna D’Attardi, compagna di Monteleone, che dalla Biocasa avrebbe avuto diversi incarichi. Gli imputati sono indagati, a vario titolo, di corruzione.

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