Retata antimafia, 36 arresti; in manette anche due persone di Carini e una di Capaci

Per il summit più importante degli ultimi anni avevano scelto un noto ristorante nel quartiere Zen a Palermo: Villa Pensabene. Il 7 febbraio scorso per parlare di soldi, affari, pizzo e potere lì si è riunito il nuovo gotha della mafia palermitana: molti dei padrini presenti sono finiti in cella ogg…

Per il summit più importante degli ultimi anni avevano scelto un noto ristorante nel quartiere Zen a Palermo: Villa Pensabene. Il 7 febbraio scorso per parlare di soldi, affari, pizzo e potere lì si è riunito il nuovo gotha della mafia palermitana: molti dei padrini presenti sono finiti in cella oggi, arrestati nel corso di tre distinte operazioni contro le cosche condotte dai carabinieri del comando provinciale e del Ros, dagli agenti della Mobile e dalla polizia valutaria della guardia di Finanza. Colpiti al cuore i mandamenti di Tommaso Natale, Resuttana, Brancaccio e Passo di Rigano. In carcere complessivamente sono finiti 36 esponenti delle cosche palermitane, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione e traffico di stupefacenti. Le inchieste sono state coordinate dalla Dda di Palermo. L’indagine della polizia, denominata ‘Araba Fenice’ riguarda sedici presunti mafiosi del mandamento di Brancaccio. Quella del nucleo investigativo dei carabinieri e dei militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza, chiamata ‘Idra’, ha portato al fermo di sedici presunti mafiosi dei mandamenti di Resuttana e Tommaso Natale. Un terzo provvedimento di fermo è stato eseguito, infine, dai carabinieri del Ros nei confronti di quattro esponenti della cosca di Passo di Rigano. CONTROLLAVANO ANCHE ZAMPARINI. Quando hanno capito che attentati e intimidazioni a potenziali vittime del racket erano ormai imminenti hanno deciso di intervenire: è stato un blitz dettato dall’urgenza e dall’esigenza di tutelare commercianti e imprenditori quello realizzato nei confronti di 16 presunti mafiosi dei clan di Tommaso Natale e Resuttana per l’operazione Idra. L’inchiesta dei carabinieri è la prosecuzione di un’indagine che negli ultimi tre anni ha disarticolato la cosca dei boss Lo Piccolo. Parallelamente la polizia valutaria ha ricostruito i nuovi assetti criminali del mandamento e ha individuato le ricchezze accumulate dai boss. Punto di riferimento della cosca sarebbe Calogero Di Stefano, nuovo reggente di Tommaso Natale e gestore del racket e delle scommesse clandestine. Ad affiancarlo Giulio Caporrimo, tornato a ricoprire un ruolo di vertice subito dopo la scarcerazione avvenuta un anno e mezzo fa. Dall’inchiesta è emerso anche che i boss dettavano legge nella gestione del centro commerciale che il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, sta realizzando allo Zen stabilendo chi sarebbe stato assunto e a chi sarebbero andati gli spazi commerciali. I GRAVIANO COMANDANO ANCORA. Le indagini hanno evidenziato che sono ancora i fratelli Graviano, capimafia dell’ala stragista di Cosa nostra, a comandare nel quartiere palermitano di Brancaccio. Filippo e Giuseppe, boss detenuti da anni, reggono le redini del mandamento con l’aiuto della sorella Nunzia tornata, dopo una condanna per mafia, a gestire gli affari della famiglia. Nunzia – a suo carico anche le accuse del pentito Fabio Tranchina – è stata arrestata dagli agenti dello Sco della Squadra mobile di Palermo. Secondo gli investigatori i soldi delle estorsioni finivano nelle sue tasche. L’operazione, a cui hanno contribuito diversi pentiti, ha anche individuato i fiancheggiatori dei boss e gli esattori del pizzo. Dall’inchiesta è emersa una fitta rete di relazioni tra i vertici della cosca, alcuni in contatto con i capi della ‘Ndrangheta, e quelli di altre famiglie mafiose della città: diversi i summit organizzati per risolvere i contrasti tra le cosche ascoltati in diretta dagli investigatori grazie alle intercettazioni. L’indagine ha messo in luce momenti di grave frizione tra le diverse anime di Cosa nostra ancora prive di una figura carismatica di riferimento dopo le catture dei padrini latitanti: più volte, nel corso dell’inchiesta, gli inquirenti hanno temuto per un ritorno in armi dei clan. TUTTI GLI ARRESTATI. Questi gli arrestati nelle tre operazioni antimafia condotte oggi a Palermo: Giulio Caporrimo, Marcello Coccellato, Ugo De Lisi, Calogero Di Stefano, Giuseppe Enea, Fabio Gambino, Andrea Luparello, Giuseppe Serio, Vincenzo Di Blasi, Sandro Diele, Giovanni Li Causi, Filippo Pagano, Amedeo Romeo, Stefano Scalici, Antonino Vitamia, Giovanni Bosco, Alfonso Gambino, Matteo Inzerillo, Ignazio Mannino, Cesare Lupo, Antonino Sacco, Giuseppe Arduino, Antonino Caserta, Matteo Scrima, Michelangelo Bruno, Girolamo Celesia, Pietro Asaro, Natale Bruno, Nunzia Graviano, Giovanni Torregrossa, Filippo Tuttino, Alberto Raccuglia, Antonello Lauricella, Pietro Arduino e Antonino Mistretta.

(Teleoccidente)