Petrolio nel Canale di Sicilia’ Per Greenpeace in Italia meglio il solare

Roma, 13 ago. – (Adnkronos)- Un piano “che non ha prospettiva”, al quale preferire la strada delle rinnovabili, sia per le richieste del mercato sia la capacita’ di creare occupazione. E’ la posizione…

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di redazione

Roma, 13 ago. – (Adnkronos)- Un piano “che non ha prospettiva”, al quale preferire la strada delle rinnovabili, sia per le richieste del mercato sia la capacita’ di creare occupazione. E’ la posizione di Greenpeace rispetto al progetto del ministero dello Sviluppo Economico che prevede di raddoppiare la produzione nazionale di petrolio nei prossimi anni.

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“Vorrei ricordare che le nuove norme contro le rinnovabili mettono a rischio 34 mila posti di lavoro. Il punto, quindi, e’ capire in che direzione ci vogliamo sviluppare.

Il solare in Italia e’ stato protagonista di un vero e proprio boom: con il mercato che spinge verso quella direzione, cambiando strada rischiamo di perdere in competitivita’”, dichiara all’Adnkronos Alessandro Gianni’, direttore delle campagne di Greenpeace.

In piu’, secondo Gianni’, “le compagnie vengono a trivellare da noi solo perche’ l’Italia rappresenta per loro un paradiso fiscale. Stiamo svendendo il nostro petrolio e i rischi ce li prendiamo tutti noi”. Con l’incremento delle royalties, infatti, si passa dall’attuale 4% al 7%, mentre nel resto del mondo oscillano tra il 20% e l’80%: stando a quanto denunciano gli ambientalisti, si tratta di condizioni molto vantaggiose che richiamano in Italia molte compagnie straniere.

Secondo Greenpeace, e’ chiaro che nel Canale di Sicilia “si prepara una folle corsa all’oro nero: da una dettagliata analisi delle richieste e dei permessi, le compagnie petrolifere da un lato hanno gia’ trovato dei giacimenti che si preparano a sfruttare, dall’altro moltiplicano le richieste per esplorare i fondali marini alla ricerca di nuovo petrolio”.