Mafia. Sequestro beni a Tarantolo, le mani dei boss sugli appalti

Dalla recinzione e dal sedime dell’aeroporto di Punta Raisi, al rifacimento del porto di Castellammare del Golfo, dalla manutenzione del torrente Canalotto ad Alcamo, alla costruzione del canale di gr…

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di redazione

Dalla recinzione e dal sedime dell’aeroporto di Punta Raisi, al rifacimento del porto di Castellammare del Golfo, dalla manutenzione del torrente Canalotto ad Alcamo, alla costruzione del canale di gronda nei comuni di Castelvetrano e di Gibellina, dal completamento delle reti fognarie di Erice e di Paceco, alla manutenzione degli impianti di Osmosi Inversa nella base militare di Sigonella (ente appaltante è stato il ministero della Difesa per 527 mila euro), fino all’installazione delle barriere di sicurezza lungo la tangenziale di Parma, sono solo alcuni degli appalti milionari vinti nell’ultimo decennio dalla Co.ge.ta una delle 18 imprese controllate secondo gli investigatori da Vito Tarantolo, il ‘volto nuovo della mafia borghese’, indicato come vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro e al quale sono stati sequestrati beni per 25 milioni di euro dal tribunale di Trapani su proposta del questore Carmine Esposito. Il sequestro è stato eseguito dalla divisione anticrimine della questura e dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Lo spessore criminale di Tarantolo, secondo gli inquirenti, è confermato da numerose indagini giudiziarie in cui l’imprenditore 66enne risulta coinvolto, dalla fine degli anni ’80 fino alla cattura del boss Vincenzo Virga, capo del mandamento mafioso di Trapani, avvenuta il 21 Febbraio 2001. Nuovi elementi a suo carico sarebbero emersi nel 2005, nell’ambito di un’operazione della dda su Mafia e appalti a Trapani, e nel 2007, in seguito alla cattura di Salvatore e Sandro Lo Piccolo. In quell’occasione nel covo di Giardinello furono trovati alcuni ‘pizzini’ scritti da Matteo Messina Denaro che contenevano importanti indicazioni sul ruolo svolto da Tarantolo in numerosi appalti e sui suoi collegamenti con Cosa Nostra. Al boss di Castelvetrano stava a cuore un’impresa il cui nome saltava fuori in un altro appunto, stavolta scritto al computer. Era la Cogeta. L’impresa finita ieri sotto sequestro perché riconducibile a Vito Tarantolo in effetti, nel 2003, si è aggiudicata l’appalto per la recinzione dell’aerostazione. Ma l’elenco degli appalti vinti è davvero lungo. Tarantolo riusciva ad operare nei settori più vari, dall’edilizia privata ai lavori autostradali, dai porti ai villaggi turistici, dalle reti idriche a quelle fognare.