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di redazione
Forse nel 1948 la licenzia media non l’avrebbe mai conseguita, era un pastorello e non poteva permettersi -come tanti a quell’epoca- di frequentare la scuola. In quegli anni si viveva di stenti, si lottava per un tozzo di pane, per la terra e a Corleone c’era un uomo che si batteva per i diritti dei più deboli, poi una sera di marzo, esattamente il 10, quest’uomo venne rapito e ucciso, infierirono sul suo corpo esanime e un ragazzino di 12 anni assistette a questo orrore. Il ragazzino si chiamava Giuseppe Letizia, l’uomo giusto Placido Rizzotto, entrambi corleonesi, entrambi legati da un unico crudele destino. Del sindacalista oggi conosciamo quasi tutto, del piccolo Giuseppe invece se ne è sempre parlato poco. Sappiamo che dopo essere stato testimone involontario dell’omicidio di Rizzotto, per lo spavento fu colto da febbre altissima e nel delirio raccontò di aver assistito all’atroce delitto. Ricoverato in ospedale raccontò la sua visione a Michele Navarra, direttore sanitario e capomafia di Corleone, che lo fece uccidere con una iniezione letale, era il 14 marzo 1948. Questa mattina, a distanza di 64 anni, la scuola ‘G.Vasi’ ha consegnato al nipote, che porta lo stesso nome, Giuseppe Letizia, il diploma di licenza media ad honorem
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